Nasce la Superlega Europea. Da Champions a Scempio.

Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Tottenham, Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid, Inter, Juventus e Milan; questi i 12 club che ieri hanno dato la notizia di avere fondato la Superlega Europea.

È da tempo che questi club aspirano a avere una competizione del genere tutta per loro e, forse la cosa in sé avrebbe anche senso, visto che sono club che per un motivo o per l’altro (e qui ognuno pensi il motivo che meglio ritiene…) giocano un campionato a parte, dove devono obbligatoriamente vincere per garantirsi le risorse necessarie per poter continuare a mantenere la propria egemonia.

Egemonia garantita più da un potere economico e politico che da un vero e proprio valore sportivo.

Prova ne sia la Juventus, che negli ultimi 10 anni ha “dominato” il campionato nostrano, prendendo sonore scoppole e delusioni in Europa.

La fondazione della Superlega Europea ha scatenato le ferme e indignate reazioni sia dei tifosi che degli altri club di tutto il mondo, oltre ovviamente a tutti gli organismi ufficiali internazionali e nazionali.

Pare evidente che la creazione della Superlega sia stata dettata dalla situazione legata alla pandemia, che ha fatto scendere gli introiti e ha esposto i club alle proprie responsabilità, mettendoli di fronte ai risultati delle proprie politiche economico finanziarie prima che sportive…

La mossa di aver dato vita alla Superlega Europea appare un tentativo disperato di continuare a garantirsi in qualche modo le enormi somme di cui hanno bisogno per continuare a mantenere una struttura e una visione di calcio che nulla ha più a vedere con lo sport, ma è diventata solo business.

Senza gli introiti avuti fino al periodo pre-Covid questi club sono destinati a dover investire enormi somme di tasca propria per poter continuare a mantenere le proprie strutture e le proprie posizioni.

Tutto questo viene fatto sulla base di un “diritto” che queste società si arrogano di aver acquisito, aspirando a fare un campionato chiuso laddove 15 squadre su 20 faranno sempre parte della Superlega Europea e non potranno mai retrocedere, quindi in barba a tutti i criteri di etica e merito sportivo che dovrebbero permeare il calcio, perché le posizioni di vertice e di prestigio nello sport non sono “diritti acquisiti”, ma vanno guadagnate e mantenute sul campo attraverso meriti sportivi, valori etici e programmazione capace e lungimirante, e dando anche alla possibilità ai più piccoli di potersela giocare e crescere.

La Superlega Europea è la negazione di tutto questo e viene vista giustamente da tutti i tifosi come la morte dello sport. Da Champions a Scempio il passo è breve e devastante. Il rischio di diventare come gli Harlem Globetrotters è reale.

Personalmente sostengo da anni che queste squadre dovrebbero davvero farsi un campionato a parte, dove sbranarsi tra di loro, lasciando tutte le altre squadre a un ridimensionamento e a un ritorno ai valori veri dello sport, quelli che i tifosi amano, dove tutti se lo possono giocare e dove a farla da padrone non sono i soldi ma le capacità, i valori sportivi e i sogni.

Mi capita di fermarmi a guardare i bambini che giocano a pallone ai giardini, e mi ritrovo sempre più spesso a meravigliarmi di come lo trovi più bello di molte partite che vediamo allo stadio. E’ quella la mia Superlega.

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